L'intento è quello di ripercorrere le diverse fasi di costruzione di un
progetto che ha visto, dalla sua ideazione ad oggi, tantissimi attori coinvolti
e una elaborazione continua della propria filosofia.
L'ordine osservato è cronologico: ogni momento ricordato è prezioso e
indispensabile per cogliere, nella trama degli avvenimenti, la presenza
costante della Provvidenza.
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Non solo tecnica
Ci si ammala, si muore.
Non si tratta semplicemente di voltare pagina. Ritrovare il volto umano della
morte è una sfida che il nostro mondo sembra aver perso. Eppure, se non saprà
raccogliere questa sfida, la nostra civiltà non potrà dirsi veramente umana.
Per secoli l'umanità ha circondato la morte di rispetto e di mistero, ne ha
colto l'oscurità senza cercare di evitarla o di ignorarla.
Perché non potremmo tentare anche oggi di guardare in spirito di fraternità la
morte per ritrovare anche in lei la dignità e il compimento di ogni vita umana?
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"L'amore non avrà mai fine"
Cosa resterà di quanto avremo seminato con intelligenza, passione, fatica e
impegno nella nostra vita?
La fede ci fa sperare che tutto sarà in qualche modo ripreso e trasfigurato e
ci dà una certezza: la carità non avrà mai fine.
Amare l'altro fino all'ultimo, amarlo e servirlo quando è ricco di risorse e di
bellezza e quando è debole, malato, "inutile".
Fare questo, significa guardare in faccia la morte e dire: più forte della
morte è l'amore.
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Origine dell'idea
Oggi la nostra società sembra aver riservato solo alla nascita il compito
di essere depositaria del mistero della vita, mentre la morte non ha spazio, né
dignità, né valore se non come orribile negazione di tutto quanto è buono ai
nostri occhi. Non si dovrebbe morire, ma siccome si muore lo stesso, almeno che
non se ne parli, almeno si nascondano, allo sguardo dei vivi, il tormento e la
paura di chi muore.
Invece chi muore ha diritto ad avere vicino sino alla fine chi ama, perché il
dolore della separazione, la paura dell'ignoto, il rimpianto per quanto lascia
incompiuto diventano meno angosciosi se le persone care possono farci coraggio
e se noi possiamo fare coraggio a loro.
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Bisogna potersi dire addio prima di lasciarsi.
Ci sono tanti modi possibili di vedere e vivere la morte. Noi vorremmo che
la visione cristiana della morte fosse presa in considerazione, spiegata a chi
non la conosce o l'ha dimenticata e trascurata nel corso della vita.
Perché, in verità, il messaggio del cristiano è un messaggio di gioia e di
forza, che parla di un amore più forte della morte.
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Filosofia del progetto
La Casa "Madonna dell'Uliveto è:
- una casa per malati oncologici che hanno bisogno di assistenza, per
sostenerli nei momenti difficili con cure che sollevino dal dolore "globale",
accogliendo le esigenze psicologiche, spirituali e sociali del malato e della
famiglia
- una casa per sollevare dal carico assistenziale le famiglie provate
aiutandole a restare vicine al malato in un momento difficile della vita
- un luogo confortevole e bello dove il malato possa sentirsi a casa,
rassicurato da un ambiente protetto, libero di ricevere visite e di circondarsi
delle cose che desidera
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Una scuola di vita
Non c'è solo il dolore, la sofferenza fisica.
Per il malato, soprattutto se bisognoso di assistenza, c'è un'altra prova,
forse più grave, da superare: quella della solitudine e dell'abbandono.
Quando la salute e la vita si indeboliscono e si spengono, si desidera essere
accolti in uno spazio di fraternità e di affetto.
La Casa Madonna dell'Uliveto vuole aprire questo spazio; e anche diventare
scuola in cui s'impari a fare di ogni casa e di ogni famiglia la dimora
accogliente per l'uomo che nasce, che vive e che muore.
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Trovare il luogo giusto
La ricerca è durata alcuni anni, perché il luogo che avevamo in mente doveva
rispondere a particolari esigenze.
Tutte hanno trovato risposta, con l'aiuto di Dio, nel complesso architettonico
della Madonna dell'Uliveto, a Montericco di Albinea.
La particolare bellezza del posto, l'esposizione favorevole del pendio in cui
si trova e la sua vicinanza alla città rendono infatti il luogo particolarmente
adatto al progetto di un hospice, che non offre soltanto assistenza sanitaria,
ma vuole rispondere a un problema complesso e multiforme, spirituale e
psicosociale oltre che fisico.
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Dall'idea alla realtà
La sensibilità e la competenza, in diversi settori, di alcuni
professionisti cristiani ha permesso di concretizzare l'iniziale sogno di dare
alla morte, di nuovo, un volto più umano.
Il piccolo gruppo iniziale era composto da: don Giuseppe Bassissi, Michela
Dall'Aglio, Pierantonio Magnani, Luigi Maramotti, Annamaria Marzi, Gabriella
Schiatti, Mauro Severi, Maria Grazia Solimè, Antonio Zini.
La Diocesi di Reggio Emilia, tramite la parrocchia di Albinea, ha concesso per
25 anni in uso gratuito gli edifici annessi alla chiesa di Santa Maria
dell'Uliveto.
L'A.U.S.L. di Reggio Emilia ha accettato di convenzionarsi con la Casa e ha
collaborato alla costruzione del modello organizzativo.
Finalmente, il 24 Marzo 1997 si è costituita l'Associazione Madonna
dell'Uliveto con l'obiettivo di realizzare la ristrutturazione del fabbricato
in funzione della nuova destinazione d'uso: l'ospitalità assistita di dodici
ammalati oncologici in fase avanzata della malattia.
Da quel momento è iniziata la raccolta dei fondi per la realizzazione
dell'opera.
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Integrazione tra pubblico e privato
Senza collaborazione e integrazione tra servizio sanitario pubblico e
servizio privato sociale, non sarebbe stato mai possibile portare avanti questa
opera nel tempo. Per questo la Cooperativa no-profit Madonna dell'Uliveto, ha
firmato, il 20 Marzo 1998, una convenzione con l'A.U.S.L. di Reggio Emilia per
la gestione della Casa.
Grazie a questa collaborazione e all'integrazione ricavata dalle offerte dei
privati è possibile assistere gratuitamente gli ammalati.
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Il logo
Il logo della Casa si ispira alla Madonna della Misericordia di Piero della
Francesca.
Sotto il suo manto (pallium) cercano protezione, idealmente, tutti coloro che
si rivolgono a questa Casa.
Sopra, le scritte Scientia, Caritas e Pietas riassumono gli ideali che ispirano
i fondatori e i collaboratori.
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Affidamento a Dio
Sin dall'inizio, abbiamo voluto affidare a Dio e alla sua provvidenza il
progetto dell'Hospice, per questo sin dal gennaio 1999 ogni mese, presso la
chiesa dell'Arcispedale Santa Maria Nuova, un piccolo gruppo di amici della
Casa Madonna dell'Uliveto ha pregato per sollecitare l'aiuto divino.Una
speciale preghiera, scritta da don Daniele Gianotti, è diventata la preghiera
dell'Hospice e ancora ci accompagna nei diversi momenti della nostra attività.
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I primi contributi
I primi "mattoni" della Casa, sono stati i generosi contributi di Anna
Zannoni e Gilda Rapaggi, ciascuna delle quali ha lasciato a noi tutti i
risparmi della vita (308.000.000 di lire Anna, 150.000.000 e diversi mobili
Gilda) proprio perché quest'opera potesse iniziare.
Anna era una volontaria AVO, Gilda un'insegnante di scienze del liceo
cittadino.
Il progetto dell'Hospice è nato dalla loro esperienza e dalla loro generosità,
perchè ad altri fosse dato ciò che loro, ammalate, avrebbero desiderato
ricevere.
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L'Hospice e la città
Diverse iniziative ci hanno permesso di fare conoscere alla città il
progetto della Casa Madonna dell'Uliveto.
Il 20 Marzo 1998, Maria Carla Sidoli ha ospitato con generosa amicizia nella
Sala del Capitano del Popolo, presso l'Hotel Posta un convegno sul tema
"Hospice: una risposta concreta ai bisogni dei malati di tumore. Una residenza
assistita per i momenti difficili" in cui il progetto è stato illustrato nei
suoi vari aspetti alla città.
Gli stessi concetti espressi nel convegno sono stati, poi, trasferiti in
immagini grazie a Jeris Fochi della Mediavision di Reggio Emilia che ha
realizzato un video, in collaborazione con il dott. Pierantonio Magnani, in cui
ha saputo dire ciò che con le parole non era possibile: quanto dolore e quanta
paura circondano la malattia, come le cure palliative siano necessarie a chi ha
la propria vita espropriata dal male, come l'Hospice volesse e potesse essere
un luogo di cura e accoglienza integrale della persona ammalata e della sua
famiglia
A partire dal settembre 1999, il video è stato strumento importantissimo per
diffondere la conoscenza del progetto Hospice in molte sedi diverse, dalle
parrocchie ai diversi circoli cittadini.
Tutti hanno risposto con generosità e interesse e veramente si può dire che
quest'opera è diventata via via patrimonio di tutti, da tutti compresa e
sostenuta in molteplici forme.
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Prima di cominciare
Prima di iniziare concretamente i lavori, sono state fatte alcune visite
agli Hospice presenti allora in Italia (Milano, Brescia, Aviano) e in Canada, a
Toronto. In questo paese il movimento a sostegno degli Hospice ha più di
trent'anni, pertanto offre un'esperienza di particolare interesse, sia per gli
Hospice ospedalieri che per quelli territoriali, come è la Casa Madonna
dell'Uliveto.
Accanto alle iniziative pratiche, abbiamo voluto porre un'iniziativa
intellettuale e culturale, per cominciare anche nella riflessione quel
progressivo cammino di umanizzazione della morte che era uno dei nostri
obiettivi originari.
Abbiamo raccolto, così, un gruppo di persone che ha lavorato su alcune
tematiche attinenti al prendersi cura di un ammalato come primo passo verso una
nuova cultura della vita.
Il loro lavoro, pubblicato nel dicembre 2000 come 1° Quaderno Hospice con il
titolo La morte e il morire, riassume per così dire la visione dell'uomo e
della vita che sottende alla Casa.
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L'inizio dei lavori
L'undici febbraio 1999, presso il Santuario della Beata Vergine di Lourdes,
alla presenza del Vescovo, è stata firmata la pergamena di avvio dei lavori.
Tutta la cittadinanza è stata coinvolta con la diffusione di una breve
presentazione del progetto e, contemporaneamente, si è dato avvio alla raccolta
dei fondi necessari alla ristrutturazione.
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Preparare gli operatori
Sin dal 1999 ci siamo preoccupati di sensibilizzare e formare il personale
medico e infermieristico sulla necessità di diffondere le cure palliative. A
questo fine ha preso avvio un progetto formativo interprofessionale in area
etico-giuridica, relazionale, clinico- assistenziale e organizzativa,
realizzato in collaborazione tra Hospice, A.U.S.L. e Arcispedale S.Maria Nuova.
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Anche per i volontari, risorsa preziosa dell'Hospice, si sono previsti, e in
seguito realizzati, corsi di formazione specifica incentrati sul tema del
"prendersi cura" e delle specifiche problematiche, affettive e relazionali,
legate all'assistenza ad ammalati in fase terminale.
Nel novembre 2000 è stata stipulata una convenzione tra la Cooperativa Madonna
dell'Uliveto e l'Associazione di Volontariato Domiciliare EMMAUS.
La comprovata e lunga esperienza di "Emmaus" è di supporto al gruppo di
volontari Hospice e permette l'ampliamento di occasioni culturali e formative.
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L'equipe assistenziale
Il percorso formativo dell'equipe assistenziale ha previsto diverse fasi di
lavoro: dalla informazione-valutazione iniziale dei potenziali professionisti e
operatori, alla formazione vera e propria.
Intendendo perseguire un approccio diverso rispetto al modello tradizionale
bio-medico, volendo valorizzare la competenza infermieristica e coinvolgere i
Medici di famiglia, ci siamo avvalsi della collaborazione della dott.ssa Franca
Olivetti Manoukian, dello Studio di Analisi Psico-sociologica di Milano.
Il percorso formativo dà valore all'esperienza e privilegia la elaborazione in
gruppo dei contenuti trattati.
Gli strumenti didattici utilizzati sono: esercitazioni, analisi di casi
concreti, approfondimenti in gruppo, riprese teoriche, colloqui individuali,
per riattraversare questioni nodali emerse dal lavoro di gruppo, relativamente
all'apprendimento.
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L'arte nella Casa
Nel luglio 2000 abbiamo conosciuto Padre Marko Ivan Rupnik, artista e gesuita
sloveno, autore della Cappella Vaticana "Redemptoris Mater" e responsabile
dell'Atelier dell'arte spirituale del Centro Aletti di Roma per l'incontro tra
occidente e oriente cristiano.
Colpito dalla filosofia dell'Hospice, alla fine dello stesso mese l'artista ha
visitato il cantiere e ha deciso di creare per noi alcune opere, messe in posa
nell'aprile del 2001: nella Cappella il dittico "L'amore dura in eterno" e i
mosaici nel luogo del commiato (camera ardente).
Le opere e il loro significato teologico sono state presentate in un saggio
sulla resurrezione dei corpi, "Anche se muore vivrà", pubblicato nel marzo del
2003.
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L'inaugurazione
Il giorno dopo l'annuncio alla città nella giornata di studio presso la Camera
di Commercio, l'8 Dicembre 2000 finalmente si inaugura la Casa Madonna
dell'Uliveto.
Poco dopo, il 7 marzo 2001, l'allora ministro della sanità prof. Umberto
Veronesi, visita l'Hospice e scrive nel Visitor's Book:
"Con infinita ammirazione per un'opera che segna un sostanziale progresso di
civiltà".
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Collaborazione con l'Università
Nel marzo 2001 è stata stipulata una Convenzione con l'Università di Modena e
Reggio per la realizzazione di tirocini guidati per studenti del Diploma
Universitario per infermiere.
Vengono dedicate le prime tesi a temi inerenti le Cure Palliative e l'Hospice.
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L'autorizzazione
Il 19 marzo 2001 il Comune di Albinea autorizza la Casa a iniziare la propria
attività in seguito al parere favorevole dell'apposita commissione tecnica che
ha valutato la presenza di tutti i requisiti necessari (tecnici, sanitari e
organizzativi) previsti dalla legge istitutiva dei Centri Residenziali di Cure
Palliative-Hospice.
Il 20 marzo entra il primo malato, Giulia, dimessa stabilizzata il 12 aprile.
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Natale all'Hospice
Sin dal dicembre 2001 inizia la consuetudine di festeggiare il Natale insieme
al monaco camaldolese Franco Mosconi, che presenta due riflessioni evangeliche
che attengono a una visione positiva della vita.
All'iniziativa partecipano familiari dei pazienti, amici, benefattori e
sostenitori dell'Hospice.
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Concerti
A partire dall'ottobre 2002, al vespro di una domenica al mese, nella Casa si
tiene un concerto, realizzato in collaborazione con l'Istituto di Musica e
Liturgia di Reggio Emilia.
Abbiamo intitolato questa iniziativa "Phos hilaron" (luce gioiosa): è l'inizio
di un antico inno greco che si cantava al tramonto, nel momento in cui si
accendevano le lampade della sera.
Anche a sera può diffondersi la luce, ed è questo che la Casa vuole essere per
tutti quelli che, a diverso titolo, vi entrano: un luogo in cui resta sempre
accesa una luce di vita, di arte, di poesia, di cultura.
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Il Centro di Formazione
"Prendersi cura di sé e degli altri"
Una parte dell'edificio, ristrutturata a partire dal 2002 e completata nel
2004, ospita il Centro di Formazione dell'Hospice.
Questo è il fulcro di un'intensa attività di promozione di un approccio globale
ai temi del dolore, della sofferenza, della morte e della vita.
Da qui prendono avvio anche corsi altamente qualificati di formazione e
sostegno per i professionisti che operano nell'ambito della cronicità e
inguaribilità, corsi per volontari e per i familiari di malati non
autosufficienti.
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La rivista Hope
Sempre col desiderio di promuovere la cultura della vita, la Fondazione Madonna
dell'Uliveto sostiene la nascita, nel febbraio 2004, della rivista Hope.
Strumento di riflessione sulle domande fondamentali dell'uomo e sui valori
profondi della vita quotidiana, Hope prende vita dalla convinzione che il
pensiero sia strumento indispensabile per la crescita in umanità di ogni uomo e
donna.
Invitare a pensare, suggerire diversi punti di vista, anche questo è un modo di
offrire un servizio autentico all'uomo di oggi.